Disponi

di Nicola Pezzoli

E così lei sarà la tua prima volta cash, e forse avrà deciso lei quando venirti incontro, anche se tu, questo, non lo saprai mai.
Finalmente con un trucco o una scusa, o perché gli altri saranno andati a letto troppo presto, finalmente riuscirai a restare solo, dopo la solita serata fumosa e funesta dentro quei pub di riviera che sai a memoria, quasi quanto i discorsi a nastro degli amici che vanno e rivanno, che rassegnato ascolti da anni bevendo la tua Guinnes, ma non vi contribuisci neanche più. Finalmente solo, sulla tua scheggia nera metallizzata, stavolta non te ne andrai a dormire, come un bravo bambino, coi genitori alla casa per vacanzieri in affitto, ma darai inizio, senza averlo veramente deciso, trasportato da un istinto, una disperazione o un solletico, alla tua notte raminga lungo la via Emilia, alla tua caccia solitaria e vagabonda a spiare le prostitute nelle piazzole e nei parcheggi deserti e ai rondò, quegli stessi corpi umani nel buio che erano stati solo sottofondo muto e inanimato e sfiorato durante decine di altre notti al mare, quelle stesse ragazze che andavi a sbirciare per scherzo quando facevate i puttan tour, (la volta che l’impareggiabile M., seduto alla tua destra, riuscì a rimanere serio nel replicare a una racchia che aveva appena detto “Zinquenta di bocca e di tutto”: “Le faremo sapere, signorina”) e adesso spererai siano davvero andati tutti a letto gli amici, perché questo adesso sarai tu, maschio in caccia più emozionato che eccitato, e il batticuore salirà forte, e sarai ora tu, proprio tu, uno di quelli che rallentano di continuo e intralciano il traffico, il traffico degli uomini veri che le ragazze se le vanno a cercare laggiù dove i fari allo iodio delle discoteche s’innalzano dritti nella pianura e li chiamano, come le sirene delle fabbriche chiamano gli operai al lavhorror, e forse tenteranno ancora una volta inutilmente di chiamare anche te, quei loro mazzi di coni di luce che oscillano e s’intrecciano alti nel cielo nero allarmando la notte dei normali. Questo adesso sarai tu, e ti sentirai già in colpa, e non vorrai essere sorpreso con la tua pochezza in flagrante da nessuno che conosci.
Tu e la tua scheggia nera metallizzata, e i tuoi desideri e le tue ansie e paure, in questo scenario silenzioso e disteso, entrerete e uscirete di continuo da mille quadri oscuri che non saprai, che con le loro crude sfumature ti metteranno di fronte al tuo inquieto non saper vivere.
Ma stavolta sarai deciso, e tutti i muscoli e il sangue del corpo lo saranno più di te, t’impediranno di ripensarci, non ti permetteranno, stavolta, di essere timido e di avere paura, al punto che quando avrai deciso di arrenderti, di rinunciare, e sarai di nuovo diretto da bravo bambino verso la casa per vacanzieri in affitto, la tua scheggia nera metallizzata compirà un’inversione perigliosa e stridente da telefilm poliziesco, e neanche tu saprai, in quel momento, chi diavolo ci sarà mai stato, al volante.
Risoluto a andare fino in fondo, tornerai all’incrocio dopo il Luna Park dove avevi intravisto la selvatica in costume di leopardo. Ma lei non sarà più lì. Risbucherai allora sulla via Emilia, allo svincolo in cui avevi adocchiato la stangona bionda e la mora. Ci saranno ancora, rallenterai, ma da vicino saranno due cozze inguardabili, due sculture di Modigliani dalla faccia oblunga e angosciante. Scivolerai via.
Continuerai a vagare e a cercare. Con solo il tuo mangianastri a tenerti compagnia nella sua remota fosforescenza verde di sogno rarefatto.
Datemi datemi, dirai, pregherai, strade buie e selvagge di questa notte di Romagna, datemi vi prego, allora invocherai, una prostituta con la faccia da troia! Basta, invocherai, con queste disgraziate che ti fan sentire in colpa soltanto a vederle, queste facce buone tristi e miti e rassegnate da misere schiave, datemi una porca troia vera, come di certo ce ne sono, o almeno datemi mie buone strade tentatrici e complici, vi prego datemi una ragazza carina, non queste racchione dell’est con le facce scolpite dal maestro Modigliani!
A lungo ne cercherai una carina, o almeno una con la faccia da troia. Mica facile. Con la faccia da troia come certe che in città intercetti arroganti sulle loro camionette da cento milioni, intestate alla ditta del marito posizionato, che te le inculeresti per sfregio – la vera troia è quella che sa sposarsi bene. Come certe vigilesse, che ti castigano frementi di sadismo perché te ne andavi a cinquantotto all’ora.
Ma con la faccia da troia non ne troverai nessuna, di puttana.
In compenso, nel cuore della notte e alla fine della Romagna, poco prima di arrenderti, ne scorgerai una bellissima, ma carina da impazzire, così carina da non sembrare vera, carina come fosse stata messa lì per sbaglio o per scherzo, così carina da aver paura che spunti un altro, magari in Ferrari, e te la rubi.
Poserai lo sguardo sui suoi occhi al rondò, sarà la più bella che tu abbia mai visto, un misto di mulatta cubana e di nera nigeriana, e nel frattempo la tua compilation, dispettosa, sarà giunta proprio all’unica canzone lenta e dolcissima delle diciotto che ci saranno, e in quell’atmosfera d’incanto irreale abbasserai il finestrino, e pieno di tenerezza e goffaggine le chiederai nella notte: «Ti va di farmi compagnia?»
Lei esiterà, disorientata da quell’invito mellifluo enigmatico al posto del solito: “Quanto?”
Poi, il “quanto” naturalmente ci sarà, e lei dirà cinquantamila.
Aprirai la portiera di destra, e quell’angelo col volto da copertina che non dovrebbe stare lì salirà, mentre sfumerà nella fosforescenza la canzone lenta e dolcissima, rimpiazzata da Ma Baker dei Boney M.
Ti guiderà fra viuzze infrattate, dicendo più volte “destra” “sinistra” come un navigatore preciso e incalzante, masticando la sua gomma e muovendosi al ritmo della musica e canticchiando Ma Baker come non fosse una canzone dei tempi di sua nonna, e lei ti farà delle domande, come se gl’importasse di te, e invece sarà solo un modo, ripenserai dopo, per farti parlare, capire se sei fatto o ubriaco o non ci stai con la testa, e tu non saprai proprio perché, ma risponderai col tuo vero nome, vera età, vera provenienza, vero tutto. Le chiederai il suo, di nome, e lei te ne dirà uno abbastanza deludente: «Jessica.» Ti consolerai pensando che di sicuro è inventato, un angelo simile non può chiamarsi semplicemente Jessica.
Tu, con a bordo una puttana. Le sue gambe di carne seducente a pochi centimetri da te. Non ti sembrerà del tutto vero. Non ti sembrerà una cosa possibile.
A un certo punto lei farà un cenno a qualcuno, a un incrocio, passando, come un segnale. Una collega, o una vedetta. Qualcosa ti dirà che ti hanno preso la targa. Giusto così, penserai, ci sono troppi violenti e maniaci di merda, in giro nella notte selvaggia, e se io ferissi anche solo con un’unghia questa fata che mi è apparsa nella notte, penserai, meriterei di venire squartato, e gettato in una fogna.
A metà di una stradina di campagna, ti farà cenno di fermare. Ti dirà di spegnere le luci. Anche lo stereo? Anche lo stereo. Sentirai di dover farfugliare che è la prima volta che lo fai così, che sei triste e confuso, che poi sarà la vera verità, che tu sappia. «I soldi», ti dirà. Tu le metterai in mano il cinquantone. Lei con mossa svelta ribalterà il suo sedile. Tu, più che altro per imitazione, farai lo stesso col tuo, ma per il momento resterete seduti a guardarvi, come due ragazzini impacciati che non lo hanno fatto mai.
Poi: «Disponi», ti dirà Jessica.
E tu: «Ti aiuto», le sussurrerai, e le abbasserai piano una spallina, e lei ti sorriderà, e per qualcosa di più lungo di un secondo l’intimità si farà dolce, e ti dimenticherai di tutto, ci sarà solo il profumo buono della sua pelle, e ti sembrerà di stare lì appartato con la tua ragazza, con l’amore bello e vero della tua vita. Ricorderai di aver letto da qualche parte che non sempre ci si avvicina alla tenerezza unendosi all’altro – spesso la tenerezza è lo spazio che ci divide. Vicinissimo a lei, le leccherai appena la spalla e poi il collo. Poi farai per baciarle un capezzolo, e lei ti respingerà.
Quasi infastidita ripeterà, meccanicamente, quel suo “Disponi”, e allora comincerai a sospettare che non significhi disponi di me come tu vuoi, fai tutto quello che ti pare del mio corpo e della mia pelle, comincerai a sospettare che “Disponi” voglia dire soltanto e più semplicemente: “Tiralo fuori. E sbrigati.”
Tu, disperato, le dirai che vuoi qualcosa di dolce, che da lei vuoi baci e carezze, non sarebbe stato così, penserai, se avesse avuto la faccia da troia, ma lei è così bella e adorabile… Lei ti spiegherà che con cinquanta si paga un trattamento veloce, tu balbetterai che ne hai solo altri dieci, e per lei sarà come aver detto che hai mezzo centesimo.
Avrai un’idea. La esporrai goffamente. Facciamo così, le dirai, un po’ di baci e di coccole, e poi, soltanto di bocca. Va bene?
«Okay» dirà Jessica, spegnendosi in una smorfia, come a dire, quasi delusa, come tu vuoi. Se ti accontenti di così poco… Ma non avrà capito nulla, o nulla fingerà d’aver capito, perché di nuovo, subito, rimettendosi a posto la spallina, con freddezza intimerà: «Disponi.»
Allora, tu, disporrai.
E disponendolo ti dirai, porco diavolo, a queste qui va bene tutto tutto, ma le perversioni sentimentali, cocco mio, quelle, no. Le carezze, quelle te le devi scordare.
Poi lei si darà da fare, ma un preservativo e due fazzoletti di carta renderanno la cosa ancor più deludente, squallida, grottesca, irreale. Nonostante questo ti abbandonerai, le carezzerai la nuca e la schiena, starai in silenzio sino al momento di due “sì” a malapena sussurrati e già tristi.
Nel rimetterti a posto, considererai la sua umiliazione, grandequasi quanto la tua, e le dirai Adesso mi dispiace, di avertelo fatto fare. E lei sarà sempre più perplessa per l’idiota che sei. Sbatterà fuori lo schifo nel viottolo privato, regalo per chi abita lì, tu riaccenderai lo stereo, lei ricomincerà a canticchiare Ma Baker come non fosse una canzone dei tempi di sua nonna.
Al rondò non la farai scendere subito, le chiederai un bacio, a Jessica, che dichiara venticinque anni e forse ne ha sedici, che incredibilmente nel buio non avrai neanche deciso se mulatta cubana o bambina nigeriana, saprai solo che ti sei innamorato di lei e dell’impossibilità di amarla e di esserne amato. Vi sfiorerete una guancia in un bacio non dato del tutto, le dirai addio, e buona fortuna. Che idiota: buona fortuna.
T’immetterai sulla via Emilia con la tua scheggia nera metallizzata, sotto gli sguardi di tante sue compagne che l’aspettavano in gruppo, al buio, di là della strada, come se loro avessero finito, e Jessica, l’avessi avuta fuori orario. Ti lascerai alle spalle il rondò e quell’angelo scuro. Ti sentirai una specie di verme. Ma non un verme moralista. Ti spiacerà di non averla potuta amare di più, e se amarla di più era avere un milione e pagarla per tutta la notte, per poi magari portarla al cinema, o in riva al mare, o in qualche osteria sulle colline a bere sangiovese, ti spiacerà di non aver avuto il milione, e però lo sai benissimo che in quel caso ti saresti sentito ancora più verme, non un verme moralista, no, ti sarebbe spiaciuto di non avere un miliardo, per chiederle di fuggire, e venire a vivere con te.
Non dimenticherai mai quanto t’è piaciuto il suo viso nel posare lo sguardo nei suoi occhi al rondò, non dimenticherai mai che in quel momento la compilation dispettosa era giunta proprio all’unica canzone lenta e dolcissima delle diciotto che c’erano, e che quella più realistica, Ma Baker, che parla di una negra disperata che si dà alle rapine, era partita solo dopo.
Forse, “disponi” non era la prima cosa che avevi capito, ma neanche la seconda.
“Disponi” era disponi al meglio della tua vita come credi, seguendo solo la tua anima e il tuo cuore, e rispondendo alle cose che ti chiamano nel momento in cui ti chiamano.
Forse non c’era bisogno, di avere addirittura un miliardo.
Ti ci vorrà un anno, per capirlo.
L’estate dopo, ritornerai otto volte alla stessa ora alla stessa rotonda. Poi altre volte a ore diverse. Altre volte disperato a ore varie in altri posti lì attorno e poi sempre più lontano a cercarla disperato.
Lei non sarà più lì.

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