L’allenatore nella filosofia

di Marco Ciriello

Dopo i mondiali in Brasile e il passaggio di Prandelli alla Juventus, l’Italia aveva bisogna di un cambio, di qualcosa che portasse la squadra a una rivoluzione così la FIGC ha scelto come nuovo allenatore Massimo Cacciari, e nonostante lo scetticismo de “La Gazzetta dello Sport” che tirava in ballo Comunione e Liberazione oltre il Pd e persino il Papa, l’ex filosofo, politico, sindaco, professore, scrittore, critico, giornalista, cotéreligioso, sociologo, commentatore ha dismesso i completi di Armani per la tuta azzurra ed è subito sceso in campo, tenendo una lezione di pensieri calcistici a Coverciano, ha spiegato come in fondo Nietzsche fosse zemaniano e Weber sacchiano, mentre Adorno ricordasse Klopp ma si riservava di trovare anche degli equivalenti nelle serie inferiori del calcio tedesco e in certa violenza da spogliatoio mai emersa, poi ha fanculizzato due magazzinieri un massaggiatore e se non fosse intervenuto il suo vice Franco Baresi – «scelto perché piaceva a Werner Herzog e non per la sua carriera» – come ha precisato, si sarebbe scatenata una rissa, la giornata è finita con una agenzia che parlava di dimissioni «perché la Nazionale è come il Pci: ti promettono che potrai fare tutto poi ti accorgi che sei solo un ingranaggio». Smentite dal nuovo portavoce degli azzurri: Roberto Calasso, che annunciava anche l’aggiunta del nuovo dirigente Manlio Sgalambro. Sono stati resi obbligatori per i calciatori convocati i corsi di greco e tedesco oltre i testi consigliati. Cacciari ha dichiarato che anche se non vinceranno: «in campo e fuori saremo kantianamente superiori». Alla “Gazzetta dello Sport” han dovuto prendere Giorello e Severino per raccontare le partite, “Repubblica” ha richiamato Galimberti a patto che copi solo da Ferguson, e “Il Corriere della Sera” ha chiesto a Serge Latouche di tenere una rubrica (“Decrescita diagonale” per spiegare il nuovo corso. La prima partita con la Germania (per ristabilire priorità) è stato un disastro, Cacciari voleva spiegare Wittgenstein all’allenatore tedesco Joachim Löw e non lasciava il campo, l’arbitro l’ha espulso, lui non l’ha presa con filosofia e ha colpito Klose che non riuscendo a restituirgli il colpo ha ricordato a Balotelli delle colpe pregresse citando Priebke che però non era nel programma di filosofia a Coverciano e quindi Balotelli gli ha dato una testata, poi è seguita una invasione di campo che nemmeno Oliver Sacks avrebbe potuto spiegare. Invece l’ha spiegata Slavoj Zizek difendendo Balotelli perché incarna appieno la violenza dell’Occidente e in quanto discendente di schiavi è giusto che ora, avendo raggiunto lo status di ipernero, possa fare quello che per secoli i bianchi hanno fatto con i più deboli. E poi ha citato cambogiani, jihadisti sempre come giustificazione, esaltando la figura di conduttore romano incarnata da Massimo Cacciari, per chiudere ricordando quando a Praga con la Primavera aveva trovato un caffè fantastico dove mangiare torta alle fragole e godersi gli scontri tra carri armati russi e dimostranti, era da allora che non aveva un posto privilegiato con vista spettacolare, stavolta era sul divano di casa con la sua Analia Hounie a sostituire la torta di fragole da mangiare. Seguono polemiche. E ovviamente Cacciari ha contestato questa lettura del suo calcio, in una lunga conferenza stampa post-partita ha spiegato che «il conflitto in ogni linguaggio e azione è sempre una evoluzione della forma presente di vita in una nuova forma ancora non presente ma che già condiziona lo stato che la accoglie», insomma il calcio per lui è solo una delle tante strutture possibili di evoluzione culturale, e anzi «il conflitto dal campo dovrebbe arrivare agli spalti e poi propagarsi per le città», che poi questa passi per una rissa o una discussione civile non conta, quello che conta è «che il conflitto ne generi altri e in una reazione a batteria o di Bulgakov (non ha spiegato perché) sposti il presente e un poco anche il centrocampo della nazionale di molto, creando un movimento di ascesa vera e non un falso movimento». Nessuno ha capito un cazzo ma a tutti è apparsa una cosa plausibile, tanto che Blatter gli ha telefonato poco dopo per chiedergli delle ripetizioni di calcio filosofico. Scalfari la domenica successiva ha lodato il metodo del conflitto e dopo un mese tutte le tifoserie italiane erano in assetto di guerra con scontri giornalieri e duraturi, con cecchini sui tetti degli stadi e poliziotti caduti per strada. Il premier Renzi ha chiesto l’intervento dell’Onu, anche se ha lungamente difeso l’azione dei tifosi della Fiorentina. Al momento Cacciari – come Bin Laden – manda videomessaggi da luoghi sconosciuti dove inneggia alla lotta e continua a sostenere la sua teoria del campo agli spalti.

1 comment to L’allenatore nella filosofia

  • Dispongo di competenze calcistiche pari a zero; non sono in grado di seguire Cacciari in questo raffronto speculativo. Con la filosofia invece me la cavo – a livelli ben più modesti, sia chiaro – e la “utilizzo” volentieri in relazione alla vela, lo sport che prediligo. L’approccio, che secondo me giova a entrambe, può risultare spiazzante, ne convengo. Chi ha letto Bulgakov dovrebbe cogliere il tema dello spostamento del presente; sul centrocampo mi è “conveniente tacere”.

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