Cronache Vere

la velocità di lotta

di Andrea Scarabelli (brano tratto da La velocità di Lotta, suo primo romanzo appena uscito per AgenziaX)

Siamo le matite colorate del capitale.

Siamo pubblicitari. Creativi. Produciamo idee.

Siamo persone belle e interessanti. Tutti.

Giancarlo fa sculture con i mobili che trova per strada, sottraendoli alla nettezza urbana.

Clara segue corsi di cromoterapia. Parla inglese, francese, spagnolo e sta studiando il giapponese.

Aureliano ama i concerti. Li segue di città in città, solo se si poga. Ha una divisa: ginocchiere, gomitiere, cavigliere, conchiglia, paradenti, guantini. Va sotto il palco e inizia a saltare più in alto che può.

Ines è una stagista diciannovenne, cura un blog, è una cool hunter, dipinge. Ha un fidanzato in Argentina e d’estate fa l’istruttrice di windsurf.

Luigi sta per essere licenziato. Quarantaquattro anni, due figli che vede nei weekend, alimenti a carico, niente moglie.

Guido è il webmaster di un forum di Travian, un videogioco. Si veste solo di nero, ed è l’unico a usare uno zainetto invece che una borsa a tracolla. È un fumettista mancato.

Livia viene in ufficio con una bici su cui ha appeso una targa No oil e va sempre alla Critical Mass.

Miguel, un tatuaggio triangolare per avambraccio, si è innamorato di una milanese e si è trasferito qui dalla Spagna. Lavora come grafico, ma partecipa anche a grosse iniziative di street art.

Io sono Diego e questa mattina ho i nervi a pezzi. Ho fatto una cazzata. Ma adesso non ci voglio pensare. Continue reading “la velocità di lotta” »

L’elenco dei dispersi

di Andrea Scarabelli

Erano ormai sei mesi che Martin viveva a quel modo, sciogliendo il confine tra i giorni e le notti, i ritmi circadiani smarriti da un pezzo. Quella mattina scese in strada per fare colazione, anche se nella sua personale gestione del tempo quello doveva essere lo spuntino prima di andare a letto. L’inverno stava finendo e le persone affollavano i marciapiedi con più convinzione. Camminò calmo lungo il breve tratto che lo separava dal bar, superato da sagome che cercavano freneticamente di accorciare le distanze tra loro e il posto di lavoro. Giunto a pochi passi dalla vetrata cambiò idea: si girò di colpo e si allontanò con decisione. Il magma di passanti non gradì l’inversione di rotta. Ora camminava lungo un vialone ampio. Le macchine si schiacciavano ipotizzando nuove geometrie, i gas di scarico erano una seconda nebbia. Superò diversi bar, ma non si decise mai a entrare. Si sentiva finalmente lucido, dopo una nottata difficile. Era per momenti come questi che era venuto a Milano? Per assistere a uno spettacolo a ruoli fissi imbastito in nome della funzionalità, avendo coscienza di non farne parte? O forse solo per non fare niente, nella maniera più assoluta, e provare a perfezionare questo niente nel luogo in cui era preteso che facesse tutto? Continue reading “L’elenco dei dispersi” »