Fatti di calcio

Di Angelo Petrella

Se volessi fare come Saviano direi che i fatti di ieri [3 maggio, ndr.] li avevo tutti previsti anni e anni fa nei miei romanzi La città perfetta e Nazi Paradise perché lo scrittore e la letteratura hanno il compito di bla bla bla…
Ma non lo farò. Sarebbe troppo semplice: intendo, il pontificare, moralizzare o sparare a zero senza soffermarsi nemmeno un istante a riflettere sull’accaduto.

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Cronache Vere

Quello che manca. Un viaggio intorno a Napoli

di Salvatore Esposito e Angelo Petrella (foto e testi tratti dal libro omonimo recentemente pubblicato da Contrasto)

L’organizzazione di una piazza di spaccio è molto dettagliata e spesso cambia da zona a zona, ma in linea di massima è la seguente: il clan egemone ha un suo appartamento in ogni rione, chiamato casa d’appoggio, dove la droga viene smistata, tagliata e imbustata. L’erba e il fumo vengono raggruppati in pacchettini da dieci stecche ciascuno, che corrispondono all’incirca a venti grammi. La cocaina, invece, è imbustata in un sacchetto da dieci capsule o palline, per un totale di duecentocinquanta euro. Simile cosa accade per l’eroina, il cobret e il crack.

Gli spacciatori lavorano in una specie di subappalto, rifornendosi dal clan e rivendendo la droga al dettaglio. I turni di lavoro sono massacranti, dalle dieci di mattina fino a mezzanotte, con un paio d’ore di spacco tra il pranzo e la cena.

– Come alla catena di montaggio – dice Manomozza – solo che quando lavoravo là guadagnavo in un mese quello che mo’ guadagno in un giorno.

Negli ultimi mesi però c’è una novità.

Le strategie industriali al tempo della globalizzazione sono arrivate anche a Scampia: in tempi di faida, per evitare di esporre i propri affiliati ad agguati o ritorsioni, la gestione dello smercio al dettaglio e della sorveglianza del territorio viene affidata in subappalto… Continue reading “Quello che manca. Un viaggio intorno a Napoli” »

Poesia delle vetrine infrante

di Angelo Petrella

Amore, non
guardare il mio presepe di plastica,
potresti aspirare le polveri degli
ossidanti cinesi e
diventare anche tu maoista.

Ormai
passo le serate da solo,
sento la mandibola che schiaccia
la pasta poco cotta,
poi pulisco i piatti e
mi stendo con accanto il bicchiere,
contando – come Messico – i giorni che mancano alla fine
del mondo.

Ai nuovi pezzenti non resta
tanto, se non il whisky la sera,
il caffè la mattina e un’ora
di straordinari passata a giocare a
sudoku. Continue reading “Poesia delle vetrine infrante” »

L’età dell’oro

di Angelo Petrella (Questo brano è apparso in Racconti per Nisida e l’unità d’Italia. Il suo nuovo romanzo, Le api randage, è da oggi in libreria, edito da Garzanti)

Le monde est vicieux;
si cela t’étonne!
Vis et laisse au feu
l’obscure infortune.
A. Rimbaud

 

[Una settimana prima]

Ciro si smarcò sulla destra e agganciò il passaggio quasi al limite dell’area. C’erano due difensori, riuscì a scartare il primo e ad avvicinarsi alla porta. Era la prima partita dopo una settimana quasi autunnale e il campetto era fradicio di pioggia. Quando fu a due metri dal dischetto caricò il tiro, il portiere fece per uscire ma l’altro difensore corse sul pallone in scivolata, colpendogli in pieno la caviglia. Ciro rotolò a terra con un grido soffocato: era il terzo fallo nel giro di pochi minuti. La maglia nuova del Napoli si lacerò sulla manica, i pantaloncini si macchiarono di terra umida. L’arbitro concesse il calcio di punizione, Ciro si rialzò zoppicando: si era ripromesso di mantenersi calmo, ma quando vide il sorriso soddisfatto sulla faccia del difensore qualcosa in lui scattò. Gli si avvicinò lentamente, come per prendere posizione, poi appena fu a tiro lo colpì con una testata al torace. Il difensore scivolò a terra gemendo, le squadre istintivamente si avvicinarono per azzuffarsi e le guardie furono costrette a separarli.

– T’aggio accidere! – urlava il ragazzo massaggiandosi il petto indolenzito.

Il pallone era rotolato lontano, nel prato. Le guardie minacciarono punizioni e Ciro fu allontanato dai compagni per evitare il peggio. Il mare attorno al carcere era calmo, il sole alto sembrava non riuscire a scaldare. Continue reading “L’età dell’oro” »