Cala la tela su Superciuk

di Marco Ciriello

Un comico spaventato rapinatore che aveva cominciato a otto anni con una tigre e finisce a 64 anni col concime, le mutande e una cesoia. Sembra Alan Ford è Renato Vallanzasca, che da rapinatore – chissà – voleva farsi fioraio. In mezzo: 40 anni di carcere e il desiderio di cancellare il “criminale italiano”, quello che era, per tutti. C’è riuscito declinandosi alla stessa maniera, con lo stesso verbo ma in modalità buffa. Vallanzasca riscrive se stesso rubando: due boxer, un paio di cesoie e del concime per piante. Se non è illogico è di sicuro comico, seppure nega che quella borsa sia sua, rimane il ridicolo: di uno come lui, preso per un furto da canzone di Jannacci. Dalla banda della Comasina alla banda dell’Ortica. In un supermercato dell’Esselunga, di via Umbria a Milano, Vallanzasca è riuscito a divorziare da se stesso, a scindersi, non diventano una brava persona ma la sua caricatura. Per il ladro con la faccia da attore, nato in via Porpora, cresciuto tra Lambrate e il Giambellino, quattro ergastoli, duecentonovantacinque anni di carcere, sei omicidi, più mucchio di rapine e sequestri, tentativi d’evasione, proteste, sommosse in carcere, una fuga che corrisponde al periodo più crudo (1977), con il sequestro di Emanuela Trapani e l’uccisione di due poliziotti e il suo primo ferimento, ce ne sarà un altro dopo una seconda fuga tarantiniana con sparatoria sotto i tunnel della metropolitana di Milano. Ci sono altre fughe, una da un traghetto, altre rivolte, la morte di un ragazzo, Massimo Loi, che però Vallanzasca nega, Continue reading “Cala la tela su Superciuk” »