I luoghi d’infanzia #4: gli eroi

di Paolo Zardi

L’ho chiamato da lontano – il sole era già tramontato, e il campo in erba sintetica brillava sotto le luci artificiali – per dirgli che era ora di tornare a casa, che la nonna aveva chiamato per dirci che la cena era pronta, ma lui è rimasto là, vicino all’area di rigore, con il pallone sotto il piede, immobile, le mani sui fianchi… Gli sono andato incontro. “Che succede?” gli ho chiesto, ma lui stava zitto, e non diceva niente: con il dorso delle mani si asciugava le lacrime, dignitosamente.
“Ti sei fatto male?”
“Io rimango qui” mi ha risposto con un filo di voce. Allora ho capito. Mi sono tolto la maglia, e abbiamo fatto passaggi, e tiri in porta, e rigori: il paio di pantaloni blu che indossavo continuavano a scivolarmi giù, scoprendomi il culo da impiegato. Dopo dieci minuti, era finalmente soddisfatto. Siamo tornati alla macchina, e lungo una stradina buia e piena di sassi mi ha parlato del suo inevitabile sogno di entrare, prima o poi, in Nazionale; più tardi, a casa, in giardino – era già buio, e la cagna di mia suocera ci scodinzolava intorno felice di sentire le nostre voci –, mi ha confessato che non appena sarebbe diventato un po’ famoso avrebbe scritto un libro, il cui incipit sarebbe stato “Io sono Jurij, e anche se il mio sinistro non è un granché, il destro è un piede magico”. Gli ho accarezzato la testa, e ho pensato: ok, benvenuto nel delirio del calcio. Continue reading “I luoghi d’infanzia #4: gli eroi” »