L’abitudine

di Elena Marinelli

Ogni mattina, appena sveglio, mettevo su il caffè della moka da due tazze. La lasciavo sul fuoco basso, mentre mi facevo una doccia veloce; tornavo in tempo per vedere l’ultimo dito salire, lambire il bordo di metallo con qualche goccia e inalarne l’odore. Poi lo bevevo tutto, in una tazza da caffellatte senza latte. Infine mi preparavo la borsa, mettevo dentro la tuta, il ricambio della maglietta e almeno una volta al mese un regalo per mio nipote.

Sono sei mesi che mi sveglio tardi, il caffè lo faccio lo stesso e provo a berlo subito, ancora con il pigiama addosso, ma mi scotto quasi sempre, poi mi lavo, a pezzi, mi vesto e leggo gli annunci di lavoro pubblicati sul giornale. Non esco prima delle 11: ho imparato che i supermercati, le poste, molti uffici pubblici sono presi d’assalto dalle 8 alle 10, così io, se ho bisogno, ci vado dopo. La verità è che non voglio incontrare nessuno, non voglio salutare nessuno, non voglio spiegare niente a nessuno. Come se ci fosse qualcosa da dire, poi.

A pranzo mangio poco, svogliato, mi sembra di non averne bisogno, perché il mio organismo non ha fatto niente di grosso; leggo tutto il pomeriggio i libri che prendo dalla biblioteca, controllo l’orologio del soggiorno ogni mezz’ora, per non perdere il momento giusto: a pomeriggio inoltrato, quando metto su la moka da due tazze, di cui ho bruciacchiato il manico, mi faccio la doccia, bevo il caffè nella tazza del caffellatte senza latte che ho sbeccato urtandola sul lavandino e poi mi vesto di tutto punto, con la camicia e la giacca. Continue reading “L’abitudine” »