Un attimo

Di Marino Buzzi

Fitta alla tempia destra, sangue dal naso, la vista si annebbia. Cado in avanti, sbatto il ginocchio destro a terra, entrambi i palmi delle mani sul suolo bagnato. Rimango a carponi incapace di rialzarmi. Passanti che mi guardano, passi veloci, qualcuno mi afferra, cado su un fianco, non sento i rumori, vedo la sagoma di una donna sopra di me. Chiudo gli occhi.

Tre ore al pronto soccorso, mi mettono su una barella, rimango nel corridoio, non sento nulla, la testa continua a farmi un male terribile. Un infermiere spinge la barella verso una stanza, mi spogliano, mi mettono un grembiule verde, la macchina è fredda, mi bloccano la testa, entro nella macchina. Quaranta minuti, mi portano in un’altra stanza. Televisione, bagno, letto. Sono da solo.

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Falla star zitta

di Marino Buzzi

La maschera. La maschera! Infilati quella dannata maschera! E tu rimani fermo, immobile, è tutto chiaro? Tu fai il palo, qui, fuori dalla porta, che se arrivano i carabinieri o la polizia tu entri in casa come una scheggi e ci avverti. E fai solo che quella stronza non urli sennò le cavo la testa dal collo. Prendi il nastro adesivo e glielo piazzi sulla bocca, meglio se ci infili qualcosa dentro prima, un calzino o quel diavolo che ti pare. Basta che quella non fiati sennò è morta, giuro, giuro che è morta.

Me la sto facendo sotto, di brutto, mi piscerò addosso se non apre subito la porta. Bussa, bussa ho detto.

Mi riconoscerà, lo so. Capirà subito che sono io, sentirà il mio odore, vedrà i miei capelli, mi riconoscerà e alla fine dirà tutto alla polizia. Bisogna bendarla, l’oro so dove lo tiene, devo solo trovare quella merdosa chiave, le prendo anche la fede d’oro e gli orecchini. Quando apre mi butto sulla porta, la stendo e le metto le mani dietro la schiena, poi le metto un calzino in bocca, le metto il nastro, le lego qualcosa sugli occhi, che non mi possa vedere. Continue reading “Falla star zitta” »

L’altro me

di Marino Buzzi

La verità è che non sapevo di non esistere prima che l’altro aprisse gli occhi.

La mia vita, come l’avevo vissuta sino a quel momento, era normale, nessuna emozione particolare, nessun colpo di testa. La scuola, gli amici, la famiglia. Le interminabili serate seduto a cavalcioni della moto davanti alla casa di Manuel, i pomeriggi al parco con il gruppo, Facebook, Twitter, qualche pizza il sabato sera. Voti mediocri a scuola, Né buoni né cattivi, due genitori piuttosto presi dalle proprie cose ma abbastanza affettuosi, i soliti discorsi durante la cena: “Come è andata la giornata?”, “Hai fatto i compiti di storia?”, “Hai studiato per l’interrogazione?”. Non mi ero mai fermato a pensare che quella banalità quotidiana, quel ripetersi infinito di gesti, parole, movenze, un giorno mi sarebbe apparso tanto importante. I miei capelli, per esempio, ora mi sembravano così irreali. Sapevo che in realtà l’altro me aveva dei capelli più lunghi e scuri, i miei erano così chiari, li tagliavo corti perché erano più pratici da tenere e perché a Giulia, la ragazza che frequentavo ogni tanto, piacevano così. Infilava le sue lunghe dita fra i miei capelli mentre mi baciava, le piaceva accarezzarmi la testa, poi mi prendeva la mano e la faceva scendere sul suo corpo. Continue reading “L’altro me” »

UnoDueTre

Di Marino Buzzi

Continuiamo a camminare in silenzio, senza guardarci, freddi, distanti, come se fossimo due estranei che si sono incontrati per la prima volta stasera. L’ennesimo film rovinato dai pop corn e dai commenti rumorosi di alcuni avventori. Questa multisala è ormai la tomba dei nostri sabati sera tutti uguali, monotoni. Attraversiamo la strada insieme a un gruppetto di ragazzi e di ragazze, avranno almeno dieci anni meno di noi e sembrano così felici, pieni di quella superficialità che io ho perso da troppi anni. Mi fermo per un istante in mezzo alla strada, il semaforo passa da verde a giallo. Penso che forse potrei rimanere qui, aspettare che le macchine ripartano e mi investano. Guardo i fari lungo la strada che sembra non finire mai, i lampioni, i palazzi. Marco si volta e mi osserva, non dice nulla. Abbasso lo sguardo e ricomincio a camminare.

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Un uomo previdente

di Marino Buzzi

Zia Rita e mia madre corrono da una parte all’altra della casa mettendo a soqquadro cassetti e credenze, a volte si trovano l’una di fronte all’altra e, con fare serio e sguardo cupo, scuotono il capo senza dire nulla. Papà è seduto in poltrona con il giornale in mano, lui non legge mai il giornale, di solito sta incollato davanti alla TV a guardare i giochi a premi aspettando gli stacchetti musicali per vedere le ballerine. Come se non me ne fossi accorta, il suo sguardo si anima solo quando compaiono loro con quelle gonne corte e i seni sempre in bella vista. Avranno più o meno la mia età, ventisei forse ventisette anni, alcune decisamente più giovani, a me però papà non ha mai permesso di indossare gonne troppo corte. Non che ne abbia mai sentita l’esigenza è solo che mi da un po’ fastidio sapere che mio padre guarda donne della mia età sculettare in televisione. Comunque oggi è assorto nella lettura del suo quotidiano, fa finta, naturalmente, per non essere coinvolto in quella che sembra una caccia al tesoro fra mamma e zia. Margherita, mia figlia, siede a terra e guarda divertita la scena. Io mi inumidisco le labbra, devo portare la bambina all’asilo fra due ore, fare la spesa e poi correre al lavoro. E ho mal di testa, naturalmente. Un mal di testa che si acuisce ad ogni passo di mia madre.
“Si può sapere che state cercando?”
Mamma e zia si fermano davanti a me.
“Ssssssst. Zitta! Vai a vedere alla finestra se il nonno è di ritorno.”
“Ma che c’entra il no…”
“Fai come ti dico una volta tanto Santa Maria Benedetta Madre di Gesù!” Continue reading “Un uomo previdente” »

Grandi librerie

di Marino Buzzi (Questi articoli sono stati pubblicati a puntate sul suo blog Cronache dalla libreria)

1.

Parto da uno stato su Facebook della scrittrice Simona Vinci per arrivare a qualche, ulteriore, riflessione sulle librerie di catena.

Simona Vinci scrive:

Era da un po’ che non entravo in una Feltrinelli, cercavo un libro uscito due anni fa: niente, solo le novità o gli stra-classici in tutte le salse. Tavoli uguali ai banconi dei super con le vaschette di prosciutto già affettato e gli yogurt con la scadenza stampigliata sopra. Mi son fatta il segno della croce e amen in memoria dei libri finiti, svenduti, squadernati, macerati, soprattutto di quelli morti in vita e mai neanche sfogliati da nessuno”.

L’immagine che Simona (mi permetto di chiamarla per nome) descrive è di grande attualità. Il declino del mercato editoriale e delle librerie di catena è sotto gli occhi di tutti, le cause, che più volte abbiamo analizzato, pure. Ma cosa è accaduto al mercato del libro per ridursi in questo stato?

I tentativi di rianimare un corpo ormai freddo sono, al momento, falliti. Come dice il mio collega Daniele (fine e arguto filosofo): “Le crisi economiche sono cicliche, sta a chi le gestisce fare in modo che non sommergano ogni cosa” (più o meno dice così, Daniele mi perdonerà se non ho usato le parole esatte). La verità è che il mercato del libro era già in crisi prima della crisi economica. Solo che non se n’era ancora accorto nessuno. Continue reading “Grandi librerie” »