Irene

di Mauricio Wacquez (traduzione di Fabrizio Gabrielli)

Prima, ieri, io la amavo, Irene. Fino a ieri che se n’è andata l’amavo follemente, io. Ora, ora che cerco di far sì che la linea della palpebra non mi sfugga via, di disegnarla come sempre gliel’ho vista disegnare, un occhio già completato, l’altro che nonostante tutto credo verrà un po’ diverso, più scuro, con un’ombra meno violetta, più tendente al malva (che cos’è, l’inesperienza!), la scriminatura meno docile e ondulata e soprattutto d’un altro colore – stiro l’occhio con l’indice della mano sinistra mentre l’altra mano trema al ripassare il bordo sul quale sono piantate le ciglia – senza sapere perché, dal momento che ho utilizzato la stessa matita per l’uno come per l’altro occhio; ora che sembra che questo ritocchino finirà per essere un vero disastro, impalato come sto sul pavimento umido del bagno con le sue pantofole di raso che mi opprimono selvagge i piedi, cercando di stare in equilibrio tra scivoloni che mi tocca inclinarmi verso lo specchio dove la luce è più forte perché quest’occhio possa venire uguale all’altro, cosa della quale dubito; ora che sento il calore della lampadina fondere la crema base facendola gocciolare sulla fronte e sulle guance come un sudore eccessivo che minaccia d’inondare e far crollare a terra il paziente lavoro sugli occhi; ora che realizzo che mi sarei dovuto mettere un po’ di pancake e di terre di modo che, così facendo, ora la pelle sarebbe secca e non gocciolerebbe questa specie di sperma Continue reading “Irene” »

Anticipo

di Mauricio Wacquez (da Excesos, Editorial Sudamericana, 1971, Santiago del Cile, trad. di Fabrizio Gabrielli)

Madame de Lansoy, celebre fiorista di Montparnasse ricordata ossequiosamente financo negli almanacchi, quel giorno osservò il paesaggio diseguale – gli alti lampioni, le carreggiate intersecarsi, i pesanti edifici in lontananza – che circonda l’aeroporto di Orly. In silenzio, le mani sulla gonna, contemplava gli ultimi chilometri di viaggio, le soavi virate dell’autostrada che il suo compagno affrontava con una parsimonia quasi indifferente. Il crepuscolo domenicale ed il freddo che potevi addivinare nel fragile impasto di brina di colpo intristivano le ore felici di quel week-end passato vicino al fuoco, i momenti di fronte alle vetrate sul parco attenuati da latrati lontani e dalla musica che Roger manteneva viva nello stereofono.
Una volta tanto pensò che il freddo gli avrebbe reso più facile il rientro a Parigi. Le corsie sgombre, la velocità costante delle poche automobili la fecero pensare con tenerezza al tiepido appartamento di Passy; si vide avvolta da tutte quelle cose che, senza stridenza alcuna, accompagnavano l’affabilità della sua vita. Pensare all’indomani, al lunedì, non le generava più quel senso di sventura che prima popolava di tristezza le domeniche. Ora il mondo aveva una sua forma precisa – giorni minuziosamente separati l’uno dall’altro, programmi serrati di piccoli piaceri e riposo, amicizie infine – che nei suoi primi anni di matrimonio non avrebbe mai sognato. Continue reading “Anticipo” »