Percolato

di Fabrizio Gabrielli

Sarebbe bastato un primo timido volo di zanzara, la bottiglia grande di ferné sul bancone, zia Clelia scapigliata sotto al pergolato a borbottare col biancosarti nel bicchiere, le bollette strette in pugno e per ognuna una scrollata di testa e un porcamadònna smozzicato tra i denti, le sedie capovolte sui tavoli e gli stracci bagnati a imputridire sul pavimento, un socchiudere di palpebra con cui le luci della centrale a turbogas sarebbero diventate stelle dai lunghi raggi, spaghetti di luce fendente, per riconoscere che certo, non c’era da dubitarne, il momento di rompere gli indugi sarebbe arrivato presto. Ed era proprio così che s’aspettavano sarebbe arrivato, scomodo e tranciante. L’azione sarebbe dovuta essere fulminea, inattesa, efficace, se lo ripetevano come un mantra.
Fulminea. Inattesa. Efficace.

Per farsi trovare pronti, o forse dovrei dire per avere la convinzione di farsi trovare pronti, avevano passato innumerevoli unità di tempo a prepararsi.
Non avevano pensieri che per quell’occupazione: prepararsi.
Se lo ripetevano costantemente, se lo domandavano vicendevolmente, lo raccontavano a chi gli stava intorno, trincerandosi dietro l’ipocrisia di un avverbio affermativo monosillaba usato com’è che si conviene. Continue reading “Percolato” »