Un giorno credi

Di Tommaso Giagni

Dal soffione a cascata l’acqua gli scende sui capelli corti biondo platino: l’affronto più della marchetta è aver tradito il colore suo, che a Lucia piace tanto («È un castano che pare un legno pregiato»). Prima di rivederla deve farsi la boccia – non si dovrebbe notare.

Con la tuta dell’Adidas nera e gialla, appoggiata sul water tavoletta riscaldata, ci ha fatto tutta la Colombo ch’entravano gli spifferi fra i bottoni che chiudono il lato del pantalone. Si è ridotto a chiederla in prestito a un compagno di scuola, andare nel quartiere suo col motorino mezzo sfasciato che tutti ieneschi gli ringhiavano: «Ma ’sto polmone?».

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Cronache Vere

Il centravanti

di Tommaso Giagni

Al calcio d’ogni tempo basta vestire il centravanti d’una maglietta numerata e mandarlo nell’area avversaria. È così per il calcio moderno, e così è stato per il calcio che gli imponeva il nove sulle spalle.

Non importa, poi, che sia un gigante come Horst Hrubesch o un brevilineo come Paolo Rossi, un potente come Gabriel Omar Batistuta o un preciso come Felice Placido Borel, né cambia molto che sia o meno un insieme di forza e agilità come George Weah. L’importante è l’ossessione per il gol, la capacità di dimenticare le leggi fisiche e la lealtà del gioco. La fame del giovanissimo Christian Vieri, insomma – che per ogni gol riceveva cinquemila lire dal nonno, fin quando i gol non furon tanti da dover abbassare il premio a mille. Sapersi dare appuntamento con la palla, e rispettarlo. Senza bisogno di particolare tecnica, come Filippo Inzaghi. Senza bisogno di particolare fiato: Sandro Tovalieri e Milan Rapajc avevano il rito della sigaretta insieme prima della partita, Dario Hubner ne fumava quindici al dì, Gigi Riva una dozzina. La prima punta può avere l’eleganza di Eusebio e di Emilio Butragueňo, ma anche essere goffo e scoordinato come Giorgio Chinaglia e David Trezeguet. A seconda del caso, può essere un riferimento per la squadra oppure isolarsi per l’intera gara e magari – appena la difesa ha allentato la tensione – trovare il guizzo decisivo.

L’individualismo è una tendenza significativa, e non sorprende che riescano in pochissimi fra i pochi che si provano allenatori: autentici campioni si dimostrano tecnici mediocri – da Giuseppe Meazza a Mario Kempes, da Gunnar Nordhal a Ruud Gullit. Comunque sembra potersi dire che il centravanti non ha altra caratteristica propriamente ‘di ruolo’ all’infuori dell’istinto per il gol, della scaltrezza, dell’opportunismo più freddo. Continue reading “Il centravanti” »

Gioco al bandito

di Tommaso Giagni

La mail, Livio fa per metterla nel cestino con l’altro spam. Guarda meglio, si accorge che arriva dalla Provincia di Roma veramente, con il logo, una cosa curata, il suo nome e cognome, l’indirizzo di residenza, il codice fiscale. Ogni giorni impara a fiutarsi meglio intorno, diffidare, capire quando – come ora – si può scioglier via la tensione. Giochicchia con l’accendino di Romanzo criminale, mentre svelto fissa in mente: SORTEGGIO eccetera UNDER 30 eccetera LA TECNOLOGIA COME MEZZO DI CONOSCENZA… ha vinto un televisore al plasma HD ultimissima generazione, insieme ad altri giovani della provincia.

Il respiro frenetico che muove questo internet point / money transfer / telefonate internazionali e il viavai di bengalesi subito fuori, che ancora poco fa lo rassicurava (“Chi ci fa caso a me, qua?”), adesso lo minaccia e gli fa premere il corpo sulla scrivaniola a nascondere lo schermo. A casa ne ha già uno, di televisore come si deve, ma nel garage – “la Base”, come vezzeggia a chiamarlo – si dice che farebbe comodo. Glielo regalano, poi: al massimo lo rivende quando i tempi si annuvolano.

 

Appena qualche settimana fa, Livio guardava i fuochi d’artificio sui tetti di Roma lavare un altro anno di università senza esami e di superalcolici a Trastevere durante i mesi freddi e di Ceres e sfilate in Porsche d’estate a Ponte Milvio. Iscriversi a Architettura invece di Giurisprudenza – le braccia di suo padre svuotate d’energia, le lettere sulla targhetta STUDIO NOTARILE senza più le punte aguzze da cui mettersi in guardia – aveva smesso di sembrargli un gesto forte come prima. Giocare al bandito, è iniziato là: davanti ai fuochi che lavavano un anno inutile, su una terrazza di duecento metri quadri tra le rovine di Roma. Quando si è voltato agli amici di sempre… quelle risate piene («Auguri, sfigati!», «Auguri!»), quei visi lisci, l’ha sprezzati. Continue reading “Gioco al bandito” »

Il regista

di Tommaso Giagni

C’è un uomo in mezzo al campo, che ha tutto di una macchina: il cervello è un sistema informatico, il tronco e le braccia hanno dimensioni e fattezze aerodinamiche, le gambe sono compassi, i piedi strumenti esatti – la calibrazione dei quali viene sviluppata nel centro sportivo d’allenamento. Si racconta che quando Nils Liedholm sbagliò il suo primo passaggio, dopo un interminabile numero di partite senza un solo errore, lo stadio di “San Siro” proruppe in un applauso a scena aperta.

Ha anche la freddezza, della macchina: senza, non può meritare le chiavi della squadra, non è il regista. I compagni in attesa del ritmo al quale adattarsi, il fiato addosso di spettatori che riversano speranze e paure sul suo passo, la pressione fisica degli avversari che vogliono rubar palla – mandare in cortocircuito il sistema, dall’interno. Soprattutto, pesa la responsabilità nei confronti dell’allenatore: perché il regista deve fare ciò che il mister farebbe se ne avesse le doti. È raro trovare il giusto custode delle proprie idee. Non è per capriccio che Walter Novellino ha voluto Sergio Volpi ovunque, con sé; e ugualmente, se negli anni anche quest’ultimo ha attraversato l’Italia e le categorie (Venezia in A, Piacenza e Sampdoria fra A e B, Reggina in B), è perché il regista ama scegliere le idee di calcio da custodire.

Della macchina ha la fragilità, infine. Per contrappasso, per troppa intelligenza tattica e troppa velocità mentale, fra i calciatori è il meno dotato nel fisico, nell’atletica e nella velocità. Per motivare il suo addio al calcio giocato, Ivan De La Peňa spiegò: «La mia testa voleva continuare, ma il mio corpo non ce la faceva». Continue reading “Il regista” »

Da oggi in libreria

Le dieci stelline

di Tommaso Giagni (Il suo romanzo d’esordio, L’estraneo, edito da Einaudi Stile Libero, è uscito l’8 maggio. Questo racconto è apparso su Il primo amore)

Nella fila di bambine, Giada non riesce a stare ferma, più alta delle compagne e più grossa ché il tutù le sta troppo aderente. Oltre la porta, suo padre i nonni le altre famiglie scricchiolii di seggiole mescolati al vocio che rimbomba nella grande sala. L’insegnante cammina per il corridoio avanti e indietro tra le bambine, sfiora i loro capelli, sussurra i passi da tenere a mente; soprattutto ce l’ha con Giada. La palestra non è quella che conoscono, il quartiere è lontano come andare fuori città, e tocca a loro – fra tutte le scuole danza di Roma che partecipano – esibirsi per prime. Giada però si ripete a mezza voce «Io ce la faccio» come ha imparato in questi mesi avventurosi.

Quando a settembre si è presentata per iscriversi, teneva la manina raggomitolata in quella forte di suo padre Franco. La responsabile della scuola l’ha fatta restare fuori («Aspetta qua, papà, che Papi parla ’n momento co’ la signora»), allora con gli occhi chiusi Giada s’è messa a volteggiare dietro una musica che veniva dal piano inferiore.
Intanto la donna si lisciava la tuta, senza guardare Franco:
– In questi casi, si sconsigli-
– Quali casi?
– La bambina è sovrappeso
– La bambina vuole fa’ danza Continue reading “Le dieci stelline” »

Il Vicolo scende in strada

Dall’8 maggio in libreria (progetto grafico di Riccardo Falcinelli, ricerca iconografica di Martina Giorgi)

La prova di forza

di Tommaso Giagni (Aspettando il suo romanzo d’esordio, L’estraneo, in uscita l’8 maggio per Einaudi Stile libero)

– ’Na lama, intende

– Come, una lama?

E già lo Zingaro ha cacciato il grosso coltello e li guarda spazientito.

Duccio, sua madre gli direbbe di tirarsi indietro. Gli viene freddo, e non c’entra che il sole è sceso dietro il comprensorio – dall’asfalto esce ancora il calore di tutta la giornata. La cliente l’aveva agganciata lui: era la prima dimostrazione che smanettando con le chat di incontri poteva portare un suo contributo. Non ci pensa che non ha colpa se poi quella li ha mollati, e che soprattutto non ha colpa se lo Zingaro ha voluto appostarsi sotto casa della signora e ha visto chi gli fregava il lavoro.

Sandrino faceva tanto lo sciolto, e invece ora giocherella con la ‘mutanda’ delle Marlboro Lights guardando la pietra sbrecciata dove lo Zingaro sta seduto. Finora aveva pensato che i clienti “li perdi e li trovi”, la concorrenza fa parte del gioco, e insomma gli sgarbi “ce stanno, e amen”.

Quieto, lo Zingaro si specchia sul coltello: non ci sono lampi a rompere la sua immagine deforme riflessa, perché i denti d’oro – da zingaro – lui mica ce l’ha. Ha deciso che è tempo di una prova di forza: lavorano insieme da diverse settimane, le spacconate non bastano più. Sandrino aveva garantito per Duccio (“A’e donne, così timidino, je piace; e poi ’sta cosa de’e chat pò ’ngrana’”), ma adesso lo Zingaro ha i dubbi proprio su Sandrino: che chiacchiera chiacchiera, ma sembra ragionare ancora come se la clientela di strada gli andasse bene. Continue reading “La prova di forza” »

Anche le tartarughe d’acqua sono carnivore

di Tommaso Giagni

Non è ancora così caldo da dover stare con le finestre aperte. Penso che il settecentodieci abbia proprio saltato una corsa, perché è davvero tardi, ora, rispetto al solito. Sto in mezzo alla camera da qualche minuto, a guardare le tartarughe, e ancora non ho neanche tolto le scarpe. La nuova collega, quella ragazza magrolina, è attraente, e sembra una persona gentile. Tre tartarughe dormono, o riposano; l’altra è quella dell’acquario Ovest, e la vedo infilare la testa tra i sassi e le conchiglie, andare a caccia dei filamenti dei gamberi, delle foglie grigie d’insalata, e vedo l’acqua incresparsi sopra di lei. Per Sclavini dovrei parlarle, e offrirle un caffè, cogliere l’attimo in cui inizia la pausa e lei passa davanti alla mia stanza; ed effettivamente Sclavini ha ragione: davanti alla nostra stanza deve passare per forza, per scendere (“..sia che prenda l’ascensore, sia che vada a piedi; e comunque l’hanno sempre vista scendere a piedi..”), quindi potrei aspettarla appena fuori la stanza, o magari già sulle scale del piano, e parlarle. Metto a scaldare lo spezzatino. Per andare a lavoro, devo prendere soltanto il settecentodieci, però è un autobus un po’ pazzarello con gli orari. Di là in camera, le tartarughe si sono svegliate, e le sento agitarsi per la fame –questo sbattere quasi cieco del piastrone contro il vetro, è fame-, perché mangiamo tutti parecchio prima, di solito. La mattina esco di casa così in anticipo, anche perché non voglio rischiare ritardi con il cartellino, a lavoro, per colpa del settecentodieci. Le tartarughe fanno due pasti al giorno: uno più sostanzioso, la mattina prima che esco, l’altro quando rientro, più leggero Continue reading “Anche le tartarughe d’acqua sono carnivore” »